giovedì 28 gennaio 2010

Quarantott’ore di sangue a Latina, il punto della Nieddu



La viceresponsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti auspica un concreto intervento dello Stato


Tra la mattina di lunedì 25 e la sera di martedì 26 scorsi Latina è divenuta teatro di una più che probabile faida tra cosche malavitose per il riassetto dell’egemonia sul territorio. Sembrerebbero infatti collegabili all’agguato contro il capo clan Carmine Ciarelli le esecuzioni di Fabio Buonamano e Massimiliano Moro, personaggi legati ai fatti più sanguinosi della cronaca nera locale degli anni 90.
“I delitti di questi giorni devono richiamare immediatamente l’attenzione delle istituzioni affinché diano un apporto sostanziale alle forze dell’ordine”, commenta la viceresponsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti Anna Anieddu, che aggiunge: “Polizia e carabinieri, lasciati troppo soli nella lotta alla criminalità, avrebbero bisogno di programmare interventi coordinati di ampio respiro come accade nel resto d’Italia per la lotta alla mafia. Auspico una seria presa di posizione dei rappresentanti eletti, – conclude l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – maestri indiscussi nel promettere la sicurezza da mulini a vento piuttosto che nel prevenire il radicamento di fenomeni cancerogeni per la comunità, come nei casi di Fondi e Rosarno”.

giovedì 17 dicembre 2009

Nieddu soddisfatta per accordo con imprese a favore di beni culturali a Roma


La viceresponsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti: “Una svolta fondamentale per il rilancio di siti degradati”



Roma - “Non posso che esprimere tutta la mia soddisfazione per l’intesa raggiunta fra Zètema e Federlazio, è una notizia meravigliosa che va in controtendenza rispetto al disinteresse, oramai appurato, con cui vengono trattati i beni culturali in Italia”.
Con queste parole Anna Nieddu, viceresponsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti, saluta il patto siglato fra Zètema, l’azienda comunale che elabora progetti culturali a Roma, e Federlazio, associazione che riunisce le piccole e medie imprese del Lazio, per il recupero degli spazi culturali abbandonati o in disuso della capitale. L’accordo mira a far entrare le Pmi nel campo dei beni culturali con un contributo di 20 milioni di euro. Fra i progetti previsti: reintroduzione del sistema dei bandi pubblici per eventi culturali, animazione e spettacoli dal vivo nei musei civici, una biennale sulle vie della seta e il potenziamento dei bookshop.

“È vero che l’operato di Zètema non ha riscosso forti consensi nella gestione del patrimonio storico artistico della città di Roma – conclude l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – tuttavia, dobbiamo dargli atto degli sforzi condotti per siglare quest’accordo, che porterà nuove risorse finanziarie in un settore che viene considerato l’ultima ruota del carro nel nostro paese”.

lunedì 14 dicembre 2009

Muore al pronto soccorso abbandonato per 48 ore su barella, insorge l’Italia dei Diritti


La reazione di Brunetto Fantauzzi e Luigino Smiroldo, rispettivamente responsabile per la provincia di Roma e viceresponsabile per la Sanità del movimento, in merito alla tragedia avvenuta presso l’ospedale di Albano Laziale


E’ deceduto dopo 48 ore di agonia su una barella del pronto soccorso dell’ospedale San Giuseppe di Albano Laziale Cesare Bellagamba, cinquantenne cardiopatico e diabetico, senza che nessun nosocomio regionale abbia dato disponibilità per un posto per il ricovero. L’incredibile vicenda desta l’indignazione del responsabile per la provincia di Roma dell’Italia dei Diritti Brunetto Fantauzzi, che dichiara: “Possibile che non ci fosse neppure un letto libero in medicina o in pneumologia? Negli ultimi tempi ci sono state altre tragedie che hanno interessato i pronto soccorso della provincia capitolina. Il 9 novembre scorso una donna è morta all’Umberto I, il 10 al Pertini un operaio di 50 anni, sempre per la medesima incuria. Ora il caso di Albano: la procura vuole vederci chiaro sul tipo di assistenza data. Quello che sembra sconcertante – continua – è l'affermazione di Esterino Montino in merito ai soldi a disposizione per la costruzione di un nuovo policlinico ai Castelli Romani, nonostante le carenze che affliggono le strutture già esistenti.
Gli fa’ eco il viceresponsabile per la Sanità Luigino Smiroldo, che aggiunge: “Ancora una volta ci arrivano notizie su carenze e disservizi nelle regioni del centro-sud. È inammissibile che una persona debba rimanere per giorni su una portantina in attesa delle cure vitali. Non c’e’ attenuante che tenga perché è stata violata la sacralità della vita e nessuno potrà porre rimedio. Esprimo solidarietà ai familiari e auspico che la giustizia accerti le eventuali responsabilità per quanto accaduto. La mancanza di posti liberi – conclude l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro - è la più imbarazzante tra le scusanti possibili e soprattutto un insulto gratuito post mortem”.

Galassetti sui ritardi della bonifica della Valle del Sacco




Il viceresponsabile per la provincia di Roma dell’Italia dei Diritti commenta il forte disagio che colpisce gli abitanti delle zone interessate

Nella Valle del Sacco, regione del Lazio meridionale, sorge un grosso distretto industriale che, a causa dell'intensa attività soprattutto chimica, ha prodotto negli ultimi trent’anni un sovraccarico di inquinamento, tale da contaminare i terreni e le falde acquifere della zona, per la quale, già nel 2006, è stato dichiarato lo stato di “emergenza socio – economico - ambientale". L’allarme ecologico interessa anche diversi comuni limitrofi quali Gavignano, Segni, Paliano e Anagni, vittime, secondo le stime, di 60mila tonnellate di rifiuti bruciati che diffondono veleni, pesticidi e diossina. “La politica deve aprire gli occhi e trovare soluzioni concrete”, dichiara Tullio Galassetti, viceresponsabile per la provincia di Roma dell’Italia dei Diritti, e aggiunge: “Studi sul terreno nell'area industriale di Colleferro e parziali quanto insufficienti bonifiche sono state finanziate dalla Regione Lazio. I residenti hanno il sacrosanto diritto di poter vivere dignitosamente e, soprattutto, di essere tutelati. Siamo convinti che prevenire sia meglio che curare e auspichiamo che la prossima amministrazione regionale prenda importanti provvedimenti per giungere alla soluzione. A tal proposito - continua Galassetti - chiediamo due cose agli schieramenti che si confronteranno nella prossima tornata elettorale: spiegarci cosa intendono fare e metterlo per iscritto nei programmi cercando un rapporto di comunicazione costante e continuo con gli abitanti, perché – conclude l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro - troppe volte e da troppo tempo si chiacchiera e basta. E’ l’ora dei fatti!”.

giovedì 10 dicembre 2009

Disabili non possono viaggiare sul treno Roma-Viterbo, la denuncia dell’Italia dei Diritti


Vittorio Marinelli, responsabile laziale del movimento: “Dire che l’Italia è un Paese del Terzo Mondo significa offendere il dinamismo di nazioni che su molti aspetti ci danno una ‘pista’ ”


Roma - “Bisogna piantarla una volta per tutte di definire l’Italia un Paese del Terzo Mondo, perché si correrebbe il rischio di una crisi diplomatica. Le nazioni in via di sviluppo, infatti, ci danno una ‘pista’ in fatto di civiltà”. Questo il commento di Vittorio Marinelli, responsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti, sulla vicenda della studentessa viterbese disabile che non è riuscita a raggiungere Roma per una visita d’istruzione a causa dell’impossibilità di usufruire, all’interno delle stazioni della tratta, di pedane ed elevatori per il trasbordo dal treno. Gli insegnanti avrebbero ripetutamente sollecitato un intervento di Trenitalia e, dopo numerosi tentativi andati a vuoto, sarebbero riusciti a mettersi in contatto con l’azienda, il cui personale avrebbe detto di poter garantire la discesa assistita solo a Roma Ostiense ma non l’accesso alla metropolitana per la presenza di numerose barriere architettoniche.

“Cose del genere – ha proseguito l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro - nelle varie India, Brasile e chi più ne ha più ne metta non capiterebbero in quanto le ridotte infrastrutture colà presenti prevedono elementari norme di rispetto dei diritti e delle esigenze dei relativamente meno fortunati. Esistono infatti diversamente abili perfettamente inseriti nel lavoro e con una vita familiare anche più soddisfacente dei cosiddetti ‘normali’. In questi stati dove non arriva la tecnologia interviene un forte senso di solidarietà e comprensione umana, tutte cose che tra Roma e Viterbo non si sa neanche cosa siano”.
In relazione all’accaduto, anche Pamela Aroi, responsabile per le Politiche Sociali dell’Italia dei Diritti, ha reagito sdegnata: “Episodi come quello in questione purtroppo accadono quotidianamente e, a fronte di leggi dettagliate e proclami roboanti, per un portatore di handicap risulta difficile anche affrontare delle banalissime necessità quotidiane. E’ tempo che si stanzino fondi e si proceda per istituire un servizio attivo ventiquattro ore al giorno e realmente funzionante. Non è più tollerabile sentire certe assurdità”.

mercoledì 2 dicembre 2009

Nel Lazio 1.500 euro al mese per posto letto in ospedale, la polemica di Marinelli


Il responsabile regionale dell’Italia dei Diritti ironizza sulle malefatte della politica italiana


Roma – “Finalmente il provvedimento che ci si aspettava ha i suoi effetti. È il duro richiamo alla realtà dell’ultima Finanziaria la quale ha previsto che i consiglieri regionali dovranno sbarcare il lunario con appena 19.000 euro al mese come tetto massimo”. È sarcastico Vittorio Marinelli, responsabile per la regione Lazio del movimento Italia dei Diritti, di fronte alle tariffe altissime che sono costretti a pagare coloro che hanno terminato la riabilitazione in un ospedale e sono in attesa del ricovero nelle residenze sanitarie assistite dove le liste sono lunghissime. Lo scorso luglio Marrazzo, allora governatore del Lazio, firmò un decreto con il quale veniva chiesto il pagamento del 50 per cento della tariffa per i ricoverati nelle strutture di lungodegenza riabilitativa in attesa di un ricovero nelle Rsa. Il decreto numero 56 prevede un tempo massimo di degenza nelle strutture di riabilitazione a carico della Regione fissato in tre mesi. Il paziente, quasi sempre anziano, può usufruire della riabilitazione per sessanta giorni più trenta di proroga nei casi più gravi. Dopo tre mesi di cura, il paziente dovrebbe essere trasferito in una Rsa, ma trovare un posto letto in queste strutture è molto difficile. Le liste d’attesa sono lunghissime e spesso superano i dodici mesi. In attesa di un ricovero nelle Rsa, l’anziano si ritroverebbe quindi a casa dove però non riceverebbe le cure necessarie. Nel decreto non c’è quindi soluzione per il passaggio da una struttura sanitaria all’altra. L’assistenza dopo i tre mesi si paga esattamente il 50 per cento della tariffa regionale, cioè 47,81 euro al giorno. In pratica poco meno di 1.500 euro al mese. “Anche il Silvio nazionale non se la passa troppo bene - ha continuato ironico l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro - in quanto la moglie gli ha chiesto 43 milioni di euro al mese, e 8000 milioni di euro di patrimonio personale fanno presto a finire. È quindi necessario che tutti gli italiani, che già all’atto di nascita ereditano 28.000 euro di debito pubblico cadauno, anche da anziani si mettano una mano sulla coscienza e paghino le spese necessarie di rappresentanza, considerando il costo attuale di un transessuale non inferiore a 3.000 euro “ a botta” e quelli ancora più costosi dei festini a villa Certosa. In questo modo finalmente la politica potrà riprendere alla grande”.

mercoledì 17 giugno 2009

Rai 2 e Rete 4 oscurate dal digitale, Marinelli entusiasta


Il responsabile per il Lazio dell'Italia dei Diritti: “C'è da sperare che il passaggio al digitale venga fatto per tutti i canali prima del previsto, sarebbe un favore alla collettività se tutti i canali sparissero”

Roma - “Finalmente una bella notizia, sarebbe quindi il caso di estendere il decoder prima dei tempi previsti a tutti i canali televisivi”. Commenta con toni ironici Vittorio Marinelli, responsabile per il Lazio dell'Italia dei Diritti, la notizia secondo la quale molte persone con il passaggio al digitale obbligatorio di Rai 2 e Rete 4 hanno constatato l'impossibilità di seguire le due reti nazionali. “La qualità dei programmi televisivi infatti è diventata talmente pessima, salvo rare eccezioni, che non si può certamente considerare un danno per la collettività il fatto che soprattutto una tra le peggiori reti esistenti non può continuare la sua opera di rimbecillimento della popolazione”. L'esponente del movimento presieduto da Antonello de Pierro continua: “siamo infatti tra i pochi convinti che l'unico monopolio che dovrebbe rimanere in Italia e pertanto essere recuperato è quello relativo alle trasmissioni televisive. Un tempo, quando anche la scuola funzionava, i bambini volevano fare gli scienziati o gli astronauti e oggi invece le loro preferenze si sono spostate sui tronisti o sui deputati e probabilmente il maggior responsabile di questo fenomeno è l'assimilazione incontrollata di TV spazzatura. I neurologi e gli psichiatri sanno bene infatti – conclude il responsabile - come il tubo catodico ieri e lo schermo al plasma oggi abbattano qualsiasi misura critica e questo è il motivo per cui i garanti dell'infanzia impediscono certe trasmissioni nelle fasce cosiddette protette. Una volta tanto le nuove tecnologie quindi non fanno danno”.

martedì 16 giugno 2009

Lazio al primo posto per illeciti fluviali, l’attacco di Marinelli Italia dei Diritti


Il responsabile regionale dell’Italia dei Diritti: “Pare che le catastrofi ambientali non insegnino nulla, occorre una politica ambientale più rigida”


Roma - “Un tempo si veneravano fiumi come divinità, noi che siamo romani sappiamo bene che importanza abbia avuto il ‘sacro Tevere’ nella nascita della nostra città e lo stesso facemmo tra le varie buffonate caratterizzanti il regime che aveva dato un rilievo importante al già biondo fiumiciattolo”. Questo il sarcastico commento del responsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti Vittorio Marinelli alla notizia del primato negativo della regione, al primo posto in Italia per illeciti fluviali come inquinamento, prelievi illegali e altro. Incalza l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro: “Oggi invece, nel deicidio generale, anche i fiumi non sfuggono al massacro e il Lazio, alla ricerca forsennata del peggio, raggiunge quest’altro primato del quale avremmo fatto volentieri a meno. E’ necessario quindi ripensare complessivamente l’importanza degli ecosistemi e invece sembra che le continue catastrofi niente insegnino a questa banda di scriteriati che dovrebbe amministrare la cosa pubblica. Occorre - conclude Marinelli - una politica ambientale rigida o, in altre parole, serve più semplicemente che l’Italia si ricordi di essere in Europa perché l’Africa e il Sahara sono ogni giorno più vicini”.

lunedì 15 giugno 2009

Passaggio al digitale, Marinelli chiede indietro la “cresta”


Il responsabile laziale dell’Italia dei Diritti: “La famiglia Berlusconi restituisca il maltolto per l’acquisto dei decoder”

Roma - Centomila persone, tra sabato e domenica, hanno visitato il villaggio digitale allestito a Piazza del Popolo per i “Mediaset days”. Due giorni che nelle intenzioni avrebbero dovuto fare da cornice al passaggio del Lazio al digitale terrestre, ma che in realtà si sono tramutati nell’ennesima, sterile, spettacolarizzazione politica, con tanto di passerella di sedicenti vip. Ciò che è certo è che da domani RaiDue e Rete4 saranno visibili solo attraverso l’apposito decoder, mentre il fatidico switch-off con cui il segnale analogico andrà definitivamente in pensione è previsto per novembre.

“Qualsiasi iniziativa che faccia vedere meno la tv è chiaramente benvenuta”, ha commentato ironicamente Vittorio Marinelli, responsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti. “Esiste una perfetta equiparazione - spiega il rappresentante del movimento presieduto da Antonello De Pierro - tra le droghe pesanti, soprattutto l’eroina, e la televisione. I meccanismi mentali sono uguali, tant’è che anche l’utente televisivo, inizia il consumo deteriore dicendo “vedrò soltanto i telegiornali e i programmi di approfondimento culturale”, onde poi trovarsi ad assumere senza controllo il Grande Fratello e i programmi demenziali della De Filippi fino a chiedere dosi sempre più massicce di idiozia televisiva. Fatta questa premessa generale, l’episodio del decoder è l’ulteriore deprecabile opportunità di cui la famiglia Berlusconi ha usufruito per arricchirsi in modo smodato in danno degli interessi della collettività. Tutti ricordano infatti, come Paolo, fratello di Silvio, abbia fatto la cresta in modo veramente scandaloso sul prezzo del decoder, ottenendo per ognuna delle macchinette che dovevano consentire il passaggio al digitale circa 150 euro di “stecca”. Oggi scopriamo che i decoder sono venduti a poco più di 30 euro, quindi la famiglia Berlusconi dovrebbe precipitarsi a restituire immediatamente il maltolto, anche perché lo chiede l’Unione Europea, che, come spesso avviene nell’età adolescenziale, è simile al genitore che becca il figlio studente fare la cresta sui libri di testo, solo che almeno questi ultimi servono per costruirsi un bagaglio culturale, l’unica salvezza che ha il genere umano in generale, e l’italiano nel particolare, per fuoriuscire dal processo di “idiotizzazione” televisiva. Quindi - conclude con sarcasmo Marinelli - che la casalinga di Voghera non riesca più a vedere RaiDue e Rete4, tutto sommato, è una fortuna. Una volta tanto un’iniziativa utile”.

venerdì 12 giugno 2009

Studenti pagati per ascoltare Gheddafi, la polemica della Nieddu


La vice responsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti: “E’ un’iniziativa vergognosa e non trasparente”



ROMA - Cinquanta euro a testa per riempire l’Aula Magna della Sapienza in occasione del discorso di Gheddafi. È quanto sarebbe stato offerto ieri a diversi studenti romani di Roma Tre, in cambio della loro presenza in un’aula semivuota che avrebbe fatto sfigurare l’Italia di fronte al leader libico.
L’annuncio, apparso su facebook in settimana, invitava gli studenti a partecipare ad un discorso di quaranta minuti nell’Ateneo romano e dava agli interessati un appuntamento per il giorno seguente per ritirare il compenso annunciato.
I numerosi giovani che hanno risposto all’annuncio sono poi stati informati che si trattava del discorso del contestato colonnello Gheddafi.
“E’ una cosa vergognosa, è necessario indagare su chi sia stato l’organizzatore e il promotore di questa oscenità e da dove siano usciti questi soldi” ha dichiarato Anna Nieddu, vice responsabile per il Lazio dell' Italia dei Diritti.
“Non bisogna lasciar correre una cosa del genere - continua l’esponente del movimento guidato da Antonello de Pierro - e si deve fare in modo che la notizia sia diffusa e denunciata attraverso i forum, i social network e gli altri mezzi di informazione. Alla base di questi comportamenti troppo spesso c’è una mancanza di etica politica che andrebbe bloccata e in qualche modo sanzionata dalle autorità competenti”.